Con i piedi, conobbi il mondo...
"Il modo migliore per conoscere un luogo è attraversarlo a piedi." Enrico Brizzi
Perché viaggiare a piedi? Perché fare una cosa così banale: utilizzare i piedi, un mezzo che usiamo ogni giorno per andare a lavoro, muoverci in città, fare la spesa e tutte quelle pratiche giornaliere cui ormai siamo abituati? Sono domande legittime, ma che rivelano già in sé un'incomprensione.

Ogni giorno, noi non viaggiamo a piedi; semplicemente, utilizziamo i piedi per spostarci. Non ci facciamo neanche caso, ci viene spontaneo. Certo, per le piccole distanze: 100, 300 metri, un chilometro al massimo; oltre, utilizziamo altri mezzi. I nostri spostamenti a piedi giornalieri sono fatti di piccolissimi tratti, distanze brevissime. La maggior parte dei chilometri li facciamo in auto o in bus o in aereo: ci serviamo di strumenti e mezzi esterni al nostro corpo, che necessariamente diventano una barriera tra noi ed i luoghi attraverso cui ci spostiamo.

Una volta mi è successo di restare a piedi: la mia auto non voleva saperne di ripartire. Mi trovavo lungo una strada di campagna, in cui né macchine né tanto meno autobus si incontrano. Non avevo modo di tornare a casa se non a piedi: dovevo percorrere almeno 10 chilometri. Chiusi la macchina e mi misi in cammino. E' strano: avevo percorso quella strada ogni giorno della mia vita per andare in città e poi tornare a casa, eppure mi sembrava diversa. Una capanna tra gli alberi, uno stazzo di pastori, un campo di girasoli dietro un cespuglio, tutte cose cui non avevo fatto mai caso e che vedevo per la prima volta; e poi quella piccola salita, non me ne ero mai accorto: avevo sempre pensato fosse pianura... Quella strada che percorrevo a piedi era un'altra strada, più bella, con i suoi colori, i suoi odori e i suoi piccoli luoghi segreti. Quando arrivai a casa, ero soddisfatto: avevo scoperto qualcosa di nuovo laddove pensavo tutto fosse conosciuto.

In realtà, avevo semplicemente cambiato modo di vedere le cose: lo avevo fatto più lentamente, con i piedi. Avevo misurato il mio cammino passo dopo passo, scandendo ogni metro con il ritmo del mio respiro. Quella strada ora la conoscevo davvero: l'avevo misurata con i miei piedi ed il mio personale ritmo. Sì, perché i piedi hanno un ritmo ed ognuno ha il suo. Non è un caso che i Greci chiamarono piede l'unità minima di misura del loro verso poetico, ciò che scandiva la sua musica, e non è un caso che i Romani, invece, ne fecero l'unità di misura per calcolare le distanze. C'è una corrispondenza tra i passi, il tempo e la distanza.

Camminare è misurare la strada che si percorre, conoscerla, farla propria, trasformandola in melodia scandita al ritmo dei propri passi. Ed ogni passo è come un tasto di pianoforte schiacciato: saperlo premere e unirlo ad un altro, può far nascere capolavori musicali.

Viaggiare a piedi, insomma, non è mai banale. E' il modo più bello di conoscere il mondo, di entrare in contatto con esso senza alcun filtro, viverlo e sentirlo totalmente, nei suoi piccoli particolari, al ritmo del proprio respiro...